Il libro con le splendide foto del Golfo dei Poeti, da Lerici a Portovenere, con i testi dei poeti inglesi.

ITINERARI ROMANTICI NEL GOLFO DEI POETI
Testi in inglese con traduzione italiana di:
Percy Bysshe Shelley, Mary Shelley, George Byron, David Herbert Lawrence,Virginia Woolf, Charles Dickens, Henry James

Il nuovo volume della collana di libri fotografici con le splendide foto di Davide Marcesini dei percorsi da Lerici a San Terenzo, da Fiascherino a La Spezia, da Tellaro a Porto Venere, da Ameglia a Viareggio sulle orme dei grandi poeti e narratori inglesi dell''800-'900 che soggiornarono nel golfo.

Copertina rigida, 80 pagg, f.to 240 x 340,
volume fotografico, ISBN 88-86999-46-1.
Prezzo euro 31

“...I repaired to Spezia chiefly with a view of accomplishing a sentimental pilgrimage, which I in fact achieved in the most agreeable conditions. (...)
The great merit of Spezia, to my eye, is that I engaged a boat there of a lovely October afternoon and had myself rowed across the gulf - it took about an hour and a half - to the little bay of Lerici, which opens out of it. This bay of Lerici is charming; the bosky grey-green hills close it in, and on either side of the entrance, perched on a bold headland, a wonderful old crumbling castle keeps ineffectual guard. The place is classic to all English travellers, for in the middle of the curving shore is the now desolate littlevilla in which Shelley spent the last months of his short life. He was living at lerici when he started on that short southern cruise from which he never returned. The house he occupied is strangely shabby and as sad as you may choose to find it. It stands directly upon the beach, with scarred and battered walls and a loggia of several arches opening to a little terrace with a rugged parapet, which, when the wind blows, must be drenched with the salt spray. The place is very lonely - all overwearied with sun and breeze and brine - very close to nature, as it was Shelley’s passion to be. I can fancy a great lyric poet sitting, on the terrace of a warm evening and feeling very far from England in the early years of century. In that place, and with his genius, he would as a matter of course have heard in the voice of nature a sweetness which only the lyric movement could translate. It is a place where an English-speaking pilgrim himself may very honestly think thoughts and feel moved to lyric utterance. But I must content myself with saying in halftoning prose that I remember few episodes of Italian travel more sympathetic, as they have it here, than that perfect autumn afternoon; the half-hour’s station on the little battered terrace of the villa; the climb to the singularly felicitous old castle that hangs above lerici; the meditative lounge, in the fading light, on the vine-decked platform that looked out toward the sunset and the darkening mountains and, far below, upon the quiet sea, beyond which the pale-faced magic villa stared up at the brightening moon.?

(Henry James, “Italian Hours - Ore italiane”)

“...Giunsi a Spezia proprio col proposito di compiere un pellegrinaggio sentimentale, il che poi si realizzò nel migliore dei modi. (...)
Il grande merito di Spezia sta, ai miei occhi, nella barca che affittai in un piacevole pomeriggio di ottobre, per compiere la traversata del golfo - ci vuole circa un’ora e mezza - fino alla piccola baia di Lerici che si apre ad est. Questa baia è davvero incantevole; circondata da colline boscose tra il verde e il grigio, verso il mare ha il suo porto vanamente difeso da un antico e meraviglioso castello in rovina, proteso su un ardito promontorio all’altra estremità. Il luogo è un classico per tutti i viaggiatori inglesi, poiché, giusto nel mezzo della conca della baia, si trova la piccola villa ora deserta, in cui Shelley passò gli ultimi mesi della sua breve esistenza. Viveva a Lerici infatti quando partì per quella breve crociera verso sud da cui non fece più ritorno. La casa che lo ospitò si rivela, inaspettatamente, una strana e malconcia costruzione ed è tanto triste quanto ci si poteva augurare di trovarla. Essa si affaccia direttamente sulla spiaggia con i suoi muri scrostati e una loggia ad archi aperta su una piccola terrazza dal parapetto rustico che, quando soffia il vento, si ricopre degli spruzzi salmastri del mare. Il posto è assolutamente solitario, arso dal sole, dalla brezza e dalla brina e molto vicino alla natura, in perfetta sintonia con la passione di Shelley. Posso ben immaginare con la fantasia un grande poeta lirico dei primi anni del secolo che, seduto sulla terrazza in una calda sera, si sente molto lontano dall’Inghilterra. In quel luogo e con il suo genio, egli deve naturalmente aver udito nella voce della natura una dolcezza che solo l’empito lirico avrebbe saputo tradurre, è un luogo dove un pellegrino di lingua inglese può veramente nutrire pensieri e sentirsi sospinto verso l’espressione lirica. Io tuttavia mi debbo accontentare di dire, in una prosa incerta, che ricordo ben pochi episodi del mio viaggio in Italia più vicini al mio cuore di quanto lo sia stato quel perfetto pomeriggio d’autunno: la sosta di mezz’ora sulla piccola e fatiscente terrazza della villa, l’ascensione fino all’antico castello che domina Lerici in modo singolarmente felice, la passeggiata piena di meditazioni nella luce che si affievoliva, sulla terrazza ricoperta di viti che guarda verso il tramonto e le montagne che si abbuiano, e laggiù, in lontananza, verso il mare tranquillo, oltre il quale la pallida facciata della tragica villa osserva intensamente il chiarore della luna.”

As to me, like Anacreon’s swillow, I have left my Nile, and have taken up my summer quarters here...

Io, come la rondine di Anacreonte, ho lasciato il mio Nilo,
e sono migrato qui per l’estate...

Percy Bysshe Shelley

 

“...The blue extend of water, the almost landlockedbay, the near castle of Lerici shutting in to the east, and distant Portovenere to the west; the varied forms of precipitous rocks that bound in the beach, over which there was only a winding rugged footpath towards Lerici, and noneone otherside; the tideless sea leaving no sands nor shingle, formed a picture such one sees in Salvator Rosa’s.
The howling wind swept round our exposed house, and the sea roared unremittingly, so that we almost fancied ourselves on board ship...”

“...La baia era quasi del tutto circondata dalle coste, con la distesa azzurra delle acque, chiusa ad est dal vicino castello di Lerici e ad ovest da Porto Venere; in distanza le varie forme delle rocce a precipizio delimitavano la spiaggia, sopra la quale c’era soltanto un serpeggiante ed accidentato sentiero verso Lerici, e niente sull’altro lato e il mare senza maree che non lasciava né sabbia né ciottoli. Tutto appariva come in un quadro dipinto da Salvator Rosa.
Il vento ululante imperversava attorno alla nostra casa esposta alle intemperie e il mare ruggiva incessantemente, tanto che quasi ci sembrava di essere a bordo di una nave...”

(Mary Shelley,
“Note on poems of 1822 - Note alle poesie del 1822”)

“...The beauty of the place seemed unrealthly in its excess; the distance we were at from all signs of civilization, the sea at our feet, its murmurs or its roaring for ever in ours ears, - all these things led the mind to brood over strange thoughts, and, lifting it from eveyday life, caused it to be familiar with the unreal A sort of pell surrounded us...”

“...La bellezza del luogo pareva irreale per il suo stesso eccesso: la distanza da ogni traccia di civiltà, il mare ai nostri piedi, i suoi mormorii o il suo ruggire sempre nelle nostre orecchie - tutte queste cose inducevano la mente a meditare su strani pensieri e, sollevandola dalla vita di ogni giorno, la portavano a familiarizzare con l’irreale. Una sorta di incantesimo ci circondava...”

(Mary Shelley,
“Note on poems of 1822 - Note alle poesie del 1822”)

“June 18, 1822
...Williams is captain, and we drive along this delightful bay in the evening wind, under the summer moon, until earth appears another world. Jane brings her guitar, and if the past and the future could be obliterated, the present would content me so well that I could say with Faust to the passing moment, ‘Remain, thou, thou art so beautiful’...”

“...Williams è il capitano, e noi navighiamo in questo delizioso golfo col vento della sera sotto la luna d’estate, finché la terra non ci appare un altro mondo. Jane porta la chitarra e, se il passato e il futuro potessero essere obliati, il presente m’appagherebbe tanto che potrei dire come Faust all’attimo fuggente: Fermati, sei così bello!”

(Percy Bysshe Shelley, “To John Gisborne”)

“...The stars will awaken,
Though the moon sleep a full hour later,
To-night;
No leaf will be shaken
Whilst the dews of your melody scatter
Delight.

Though the sound overpowers,
Sing again, with your dear voice revealing
A tone
Of some world far from ours,
Where music and moonlight and feeling
Are one...”

“... Le stelle si ridesteranno
anche se la luna dovesse dormire un’ora in più;
questa notte,
non tremerà foglia
mentre le tue rugiade melodiose diffondono delizia.

E se già la musica ci sovrasta, tu canta
e canta ancora, rivela con la cara vocei suoni
di un mondo lontano dal nostro,
dove la musica e il chiaro della luna e il sentimento
sono una cosa sola...”

(Percy Bysshe Shelley,
“To Jane ‘the keen stars were twinkling’ -
A Jane ‘Occhieggiavano intense le stelle’”)

“We discovered a strange sail coming round the point of Porto Venere which proved at lenght to be Shelley’s boat (...) Shelley and I walked to Lerici and made a stretch off the land to try her: and I find she fetches whatever she looks at. In short, we have a perfect plaything for the summer. (...)
The time of the friends was now spent on the sea. And they had not the slightest apprehension of danger. (...) They sail a several times to Massa. When Shelley was on board, he had his papers whith him; much of the ‘Triumph of life’ was written as he sailed or weltered that sea which was soon to engulf him ...?

“Scorgemmo una strana vela che doppiava il promontorio di Porto Venere e che alla fine si rivelò la barca di Shelley.(...) Siamo andati a Lerici a piedi e siamo usciti al largo per provarla: mi pare che tenga la rotta perfettamente. In breve, ora abbiamo un giocattolo perfetto per l’estate.(...)
Da quel momento il tempo dedicato agli amici lo si passava sul mare. Ed essi non avevano la minima percezione del pericolo .(...) Più di una volta navigarono fino a Massa. Quando Shelley era a bordo teneva con sé le sue carte e gran parte di ‘Triumph of life’ fu scritta mentre navigava, con la bonaccia o col vento contrario, su quel mare che presto lo avrebbe inghiottito...”

(Mary Shelley,
?Note on poems of 1822 - Note alle poesie del 1822?)

“...Sunshine and calm invased sea and sky, and the rich tints of italian heaven bathed the scene in bright and ever-varing tints...“

“...Il mare e il cielo erano invasi dal sole e da una grande calma, e le ricche tonalità dell’atmosfera italiana immergevano il paesaggio in colori brillanti e continuamente mutevoli...”

(Mary Shelley,
“Note on poems of 1822 - Note alle poesie del 1822”)

“May 18, (1933)
....Here am I sitting, by an open window, by a balcony, (...) on a hot day which indeed I might describe, but how describe hills, the tall pink yellow white houses, and the in fact, not fiction, purple brown sea, not rolling in waves, as I made my sea (in ‘The Waves’), but now and again giving a little shiver, like that which runs trought a field of corn, or the back of a race horse!...”

“... Qui sono io, seduta accanto ad una finestra aperta, su un balcone, (...), in una giornata infuocata che potrei anche descrivere - ma come descrivere le colline, le alte case, rosa, gialle, bianche, e un mare vero, e non immaginario, d’un color viola scuro, senza onde rollanti, diverso dal mio mare (ne ‘Le onde’), ma con increspature della superficie qua e là, come quelle che attraversano un campo di grano, o il dorso di un cavallo da corsa!...”

(Virgina Woolf, “To Ethel Smyth”)

“Sett, 30, 1913
“Dear Garnett,
I am so happy with the place we have at last discovered, I must write smack off to tell you. It is perfect. There is a little tiny bay half shut in by rocks, and smothered by olive woods that slope down swiftly. Then there is one pink, flat, fisherman’s house. Then there is the villino of Ettore Gambrosier, a four-roomed pink cottage among vine gardens, just over the water and under the olive woods. There, D. V. (Deo Volente), is my next home. It is exquisite. One gets by rail from Genoa or from Parma to Spezia, by steamer across the gulf of Lerici, and by rowing boat round the headlands to Fia-scherino, where is the villino which is to be mine. (...) You run out of the gate into the sea, which washes among the rocks at the mouth of the bay...”

“Caro Garnett,
Sono così entusiasta di questo posto scoperto di recente, che non posso fare a meno di descriverlo. È perfetto. È una minuscola baia, racchiusa fra le rocce, in parte nascosta fra gli ulivi che degradano rapidamente. C’è una casa di pescatori bassa e rosa e poi il villino di Ettore Gambrosier, un cottage rosa di quattro vani, in mezzo ai vigneti, quasi sull’acqua, al limitare di un bosco di ulivi. Là, a Dio piacendo, sarà la mia futura casa. È deliziosa. Si raggiunge prendendo la ferrovia da Genova o da Parma per Spezia, e attraversando in vaporetto il golfo di Lerici; poi in barca a remi si gira intorno al promontorio di Fiascherino, dove si trova il villino che sarà mio. (...) Uscendo dal cancello ti trovi immediatamente sul mare che serpeggia tra gli scogli all’imboccatura della baia...”

(David Herbert Lawrence, “To Ed. Garnett”)

“...19 Jan, 1914
It is so beautiful, it almost hurts: so big, with such a massive dark sea and such endless, pearl white sky far away and level with ones eyes. On the sea, looking at the horizon, I never know whether I shall feel sensation of gradual, infinite up-slope, or of slow, sure stooping into the spaces...”

“...È così bello, che quasi fa male: così grande, con un mare talmente immenso e scuro ed un tale infinito cielo bianco perla in lontananza ed al livello degli occhi. Sul mare, guardando l’orizzonte, non so mai se avrò la sensazione di una graduale, infinita ascesa, o di lenta regolare discesa negli spazi...”

(David Herbert Lawrence,
“To Henry Savage”)

“...Spezia, however, is a good place to tarry at; by reason, firstly, of its beautiful bay; secondly, of its ghostly Inn; thirdly, of the head-dress of the women, who wear, on one side of their head, a small doll’s straw hat, stuck on to the hair...”

“...Spezia, d’altronde, è un buon posto per sostarvi; per diverse ragioni, innanzitutto per la sua baia meravigliosa; in secondo luogo, per il suo albergo infestato dai fantasmi; infine per l’acconciatura delle donne, che portano sulla testa, appuntato ai capelli su un lato, un piccolo cappello di paglia da bambola...”.

(Charles Dickens,
“Pictures from Italy - Vedute dall’Italia” )

“14 Marzo, 1914
“...Today we have been a great picnic high up, looking at the Carrara mountains, and the flat valley of the Magra, and the sea coast sweeping round in a curve that makes my blood run with delight, sweeping round, and it seems up into the vaporous heaven with tiny scattering of villages, like handfuls of shells thrown on the beach, right beyond Viareggio. - I could not tell you how I could jump up into the air, it is so lovely, I want at this time to walk away, to walk south into the Appennines, through the villages one sees perched high up across the valley...”

“...Oggi abbiamo fatto un fantastico picnic sulla collina, che si affaccia sui monti verso Carrara e sulla pianura del Magra, e la costa che si estende in una curva che mi inebria e che mi confonde con il paradiso vaporoso dei piccoli paesi sparsi, come una manciata di conchiglie buttate sulla spiaggia, proprio oltre Viareggio. Non potrei dirti come balzerei dalla gioia, è così bello, ora voglio andare via, a sud negli appennini, attraverso i paesini abbarbicati in posizione dominante sulla vallata...”

(David Herbert Lawrence,
“To A. W. McLeod”)

“18 Dec., 1913
...The Mediterranean is quite wonderful - and when the sun sets beyond the islands of Porto Venere, and all the sea is like heaving white milk with a street of fire across it, and amethyst islands away back, it is too beautiful...”

“Il Mediterraneo è veramente fantastico, e quando il sole tramonta dietro le isole di Porto Venere, e il mare appare come una enorme massa di bianco latte attraversata da una strada di fuoco con sullo sfondo le isole di ametista, è troppo bello...”

(David Herbert Lawrence, “To W. E. Hopkin”)

Our village is Tellaro. It grows sheer out of the rocks of the sea...

Il nostro paese è Tellaro.
Sorge a picco sulle rocce sul mare...

David Herbert Lawrence

“Nov, 1913
“...There’s a peasant wedding down below, next Saturday. The bride in white silk and orange blossom must clamber fearful roads, three hours there and back, to go to the Syndaco of l’Ameglia, to be married. Mass at 7,30 at Tellaro - piccola colazione at the bride’s house at 8,30 - un boccone - marriage at 10,00 at l’Ameglia - pranzo down here a midday. We are invited...”

“...Ci sarà un matrimonio contadino giù in paese, sabato prossimo.
La sposa vestita di seta bianca e fiori di arancio deve arrampicarsi per sentieri paurosi per tre ore fra andata e ritorno per andare dal sindaco ad Ameglia a sposarsi.
Messa alle sette e trenta a Tellaro, piccola colazione a casa della sposa alle otto e trenta - un boccone - matrimonio alle dieci ad Ameglia, pranzo quaggiù a mezzogiorno. Noi siamo invitati....”

(David Herbert Lawrence,
“To Lady Cinthia Asquith”)

"Atti matrimoniali" - Registro della Chiesa di San Giorgio a Tellaro.
Con la firma e il nome di Lawrence, in qualità di testimone

I libri della collana "I grandi viaggiatori":

Catalogo Edizioni Giacché