Diario di un pellegrino in viaggio verso Roma per il Giubileo del 1425
Prima parte: San Nicolao, Valle di Bonassola, Levanto, Soviore


Testo di Giovanni Busco

Più di 80 tra fotografie e immagini della Levanto medievale

Brossura, 120 pagg, f.to 170 x 240 cm,
ISBN 88-86999-68-2.
Prezzo Euro 14


Ritrovarsi come per incanto nella Levanto di primo ‘400, nella cornice del suo paesaggio, per rivivere le usanze e la vita quotidiana, le credenze ed i riti religiosi di allora
Peregrini si possono intendere in due modi, in uno largo e in uno stretto:
in largo, in quanto è peregrino chiunque è fuori de la sua patria;
in modo stretto non s’intende peregrino se non chi va verso la casa di sa’ Iacopo o riede.

(Dante Alighieri, Vita Nova)
Un territorio con una natura forte e accidentata, fatta da montagne rocciose che sorgono direttamente dal mare. Sono caratteristiche che non sono cambiate da tempi molto lunghi, specialmente ora che il cessato sfruttamento intensivo dei boschi ha ricreato anche un manto vegetale più simile a quello del passato.

Un paesaggio umano che è molto cresciuto da quando la ferrovia ha reso possibile il lavoro pendolare ed il turismo ha scoperto questa costa affascinante, ma che è ancora leggibile nei suoi vari periodi, perché nella maggior parte dei casi il nuovo non ha sostituito il vecchio, ma si è sviluppato autonomamente. Senza contare che le recenti ricerche d’archeologia delle opere costruite e dei depositi archeologici, unita ad un approfondimento nell’interpretazione degli statuti medievali di Levanto, hanno permesso di conoscere in modo sufficiente anche ciò che è andato perduto, come il porto canale fatto costruire dal Comune di Genova alla metà del Duecento.

Scegliere di guidare il visitatore alla scoperta di ciò che resta del passato mediante la narrazione di un pellegrino proveniente da un’importante famiglia tirolese diretto a Roma, ne rende più attraente e meno tecnica la descrizione. La forma del racconto sciolto e naturale come lo ha realizzato Giovanni Busco, ha inoltre il potere di fronte agli oggetti reali, di far percepire meglio com’erano allora ed anche ciò che non c’è più. Si tratta di un esperimento molto interessante e ben riuscito dell’impiego, a livello della ricostruzione della vita quotidiana locale, di uno strumento che ha avuto, a suo tempo, un notevole sviluppo nella letteratura romantica per raccontare i grandi eventi e i personaggi storici.


prof. Tiziano Mannoni




Il “diario” nasce da un’idea del prof. Tiziano Mannoni, della quale mi sono appropriato – ovviamente con il suo consenso – perché mi ha colpito favorevolmente per la possibilità che offre di divulgare ad un pubblico più esteso un argomento altrimenti riservato ad una cerchia ristretta di lettori. Spero d’essere riuscito a raggiungere l’obiettivo che mi sono proposto senza far torcere troppo il naso agli storici di professione.

Il diario è immaginario, però, nella maggior parte dei casi, ciò che nota il pellegrino è frutto di ricerche e di notizie attinte da documenti e da libri. Così:

1) I dati sull’approdo marittimo, sugli edifici di Levanto, Lavaggiorosso, Chiesanuova e sugli scavi del castello di Zolasco sono ricavati dalle indagini effettuate dall’ISCUM di Genova. Con riferimento al borgo di Levanto si è tenuto conto anche delle ricerche effettuate da M. Del Soldato e S. Pintus, pubblicate nel 1984.

2) Le notizie sullo statuto di Levanto (Statuta communitatis Levanti) del 1377 riguardanti l’approdo succitato – e solo questo - sono tratte dalla traduzione fatta dal sig. Mauro Viviani per conto del prof. Tiziano Mannoni. Il testo originale è quello pubblicato da Belloni, a Genova, nel 1549. Anch’io ho usato generalmente la medesima edizione, ma non in tutti i casi. Per consentire a chi volesse svolgere approfondimenti o fare dei confronti senza perdere troppo tempo, quando ho usato l’edizione degli statuti pubblicati a Lucca da Berchiella nel 1773, ho inserito un asterisco immediatamente dopo Levanto; così: Levanto*. Nel caso in cui ho utilizzato l’edizione di Belloni del 1549, non ho indicato niente. In conclusione: se non si trova nel testo alcun segno, significa che si sta facendo riferimento all’edizione di Genova, se è indicato Levanto*, vuol dire che ci si sta riferendo alla pubblicazione edita a Lucca.

3) Molti altri dati, come le tipologie di produzione agricole ed il numero di abitanti, sono tratti dalla Descriptio orae Ligusticae di Jacopo Bracelli del 1448, nella traduzione ed interpretazione di Giuseppe Andriani del 19241.

4) I valori dei prezzi sono desunti dalla pubblicazione di Arturo Ferretto Codice diplomatico delle relazioni fra la Liguria la Toscana e la Lunigiana ai tempi di Dante, Parte prima dal 1265 al 1274 (in Atti della Società Ligure di Storia Patria, vol. XXXI, fasc. 1-2, Roma, 1901). Per quanto concerne il loro adeguamento all’inizio del Quattrocento, periodo nel quale si svolge il viaggio, si veda il punto 1 dell’appendice. Per consentire al lettore di poter fare agevolmente i confronti tra prezzi e potere d’acquisto della moneta, vedere altresì il punto 1 dell’appendice, compilata deducendo gli importi dalla pubblicazione del Ferretto prima citata, mentre per le misure si è utilizzato il testo di P. Rocca, Antichi pesi e misure di Genova.

5) Per quanto concerne il numero di abitanti di Levanto e della valle di Bonassola, vedere il punto 2 dell’appendice.

6) Quasi tutti i termini antichi usati sono tratti dal Glossario medioevale ligure di G. Rossi (ed. anastatica Forni, Bologna, 1988), o dagli Statuti di Levanto.

7) Per quanto concerne i toponimi, oltre allo Statuta communitatis Levanti, si è fatto ricorso agli Annali della Repubblica di Genova di Agostino Giustiniani (Libro Primo, Descrizione della Lyguria, edizione anastatica A. Forni, Bologna, 1981).

8) Le notizie sulle opere d’arte sono attinte da Le arti a Levanto nel XV e XVI secolo, a cura di Piero Donati, Milano, 1993.

9) Per tutte le altre fonti si veda la bibliografia.


Giovanni Busco

Catalogo Edizioni Giacché